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Come aumentare le vendite di un ecommerce

Il mondo del web è senza dubbio uno spazio creato per soddisfare i bisogni più disparati, primo fra tutti la necessità di comunicare comodamente dal salotto di casa propria con persone che probabilmente sono molto distanti, geograficamente parlando, da noi.

Sicuramente il PC è stato uno strumento che ha fatto aumentare l’ozio a dismisura, ma è proprio grazie all’avvento della tecnologia che l’uomo ha potuto migliorare la sua esistenza e sperare di migliorare quella delle generazioni a venire!

Anche io come molti utenti amo passare parte del mio tempo libero a “navigare senza meta” e mi capita molto spesso di imbattermi in alcuni negozi online, ce ne sono migliaia ed è un fenomeno in crescita, infatti come avrete potuto notare sono diversi i siti online che sponsorizzano la loro merce anche in tv, tipo Zalando.it piuttosto che Groupon o Kayak.it.

Ma che cos’è che ci spinge a fare degli acquisti online? Quali caratteristiche devono avere i negozi online per farci ritornare all’acquisto?

Qualità, convenienza, merce scontata, velocità e spedizione gratuita sembrano essere i principali motivi che spingono a gratificare il consumatore e continuare ad acquistare sul web.

Basta un numero di carta di credito od un conto PayPal ed il gioco è fatto!

L’infografica di oggi è piena di consigli per i rivenditori online.

Ma come rendere felici i consumatori? Innanzitutto bisogna creare un sito responsive, studiarne bene l’usabilità in modo tale che la navigazione risulti fluida e permetta agli acquirenti di arrivare velocemente alla pagina di check-out. In secondo luogo, se pensiamo che ⅓ degli utenti di internet acquista online, dovremmo anche immaginare quanti competitors potrebbero rubarci una fetta di mercato, perciò dobbiamo creare una strategia che ci permetta di sfruttare, ad esempio, la convenienza dei prezzi o magari il trasporto, rendendolo gratuito per acquisti superiori ad una determinata cifra!

 

Quindi, come rendere un sito piacevole, conveniente e facile? E quali sono i comportamenti e le preferenze degli shopper? diamo un’occhiata ai dati dell’infografica!

 

acquisti online

Sono circa 75 milioni le persone che attivamente acquistano beni o servizi on-line (come dicevo prima 1/3 della popolazione totale di Internet), di questi, il 50% fa 1-2 acquisti on-line, il 25% fa 3-5 acquisti on-line, il restante 25% fa più di 6 acquisti.

Inoltre sono aumentati considerevolmente i possessori di smartphone e tablet, ciò ha contribuito ad aumentare il mobile commerce. Proprio per questo motivo i rivenditori dovrebbero ottimizzare attivamente i loro siti web per andare in contro alle aspettative di questi acquirenti.

Ecco la percentuale totale di dollari spesi via mobile:

  • nell’ultimo trimestre del 2010 il 3%;
  • il 5% nel primo trimestre del 2011 ;
  • il secondo trimestre del 2011 c’è stato un’incremento di un punto percentuale passando quindi al 6%;
  • durante il terzo trimestre del 2011 invece l’incremento è salito all’8%;
  • come previsto, in corrispondenza con il periodo natalizio, nel quarto trimestre del 2011 è stato raggiunto il risultato più alto con il 9%;
  • percentuale diminuita leggermente nel primo trimestre del 2012 scendendo alll’8%.

La soddisfazione dei consumatori relativa al mobile ed all’online shopping è alta.

Gli acquirenti amano di più acquistare facilmente un’ampia gamma di prodotti disponibili attraverso i loro dispositivi.

L’86% degli acquirenti online si sente soddisfatto dei propri acquisti. Ma quali sono i motivi che ne stanno alla base?

  • facilità di check out 83%
  • varietà di marchi/prodotti 82%
  • Tracciabilità online 79%
  • Spedizione gratuita o scontata 74%
  • Numero di opzioni di spedizioni offerte 74%
  • Facilità di creazione di un account 74%
  • Una chiara policy dei resi 70%
  • Facilità nel restituire o cambiare i prodotti 65%
  • Disponibilità di assistenza live 61%

Come far tornare gli utenti? La ricerca ha chiesto agli acquirenti online quali sconti od offerte li farebbero tornare sul sito del venditore.

  • Spedizioni gratuite sopra i 50$, 28%;
  • Spedizione forfettaria di 3,99$ per gli ordini sotto i 50$, il 26%;
  • 10% di sconto sugli acquisti, il 23%;
  • Risparmio di 10$ sugli acquisti superiori a 100$, il 13%;
  • Ricezione di coupon del 3%-5% per i prossimi acquisti;

È stato chiesto agli intervistati quali fattori influenzerebbero le loro decisioni d’acquisto quando visitano il sito di un venditore, ecco le risposte:

  • Il 26% viene influenzato dal prezzo dei prodotti;
  • Il 23% viene influenzato dalle spese di spedizione;
  • Il 15% dalla velocità di spedizione;
  • Il 13% dalle recensioni dei consumatori;
  • Il 13% dalla reputazione del venditore;
  • Il 10% dalla flessibiltà del tempo di consegna

I venditori che sono stati in grado di offrire dei servizi flessibili e convenienti ai propri consumatori, possono contare sul passaparola di questi ultimi con i loro amici.

Quali sono i fattori che spingono l’utente a consigliare il servizio ai propri amici e conoscenti?

  • Il 65% Spedizione Gratuita
  • Il 41% puntuale ricezione del prodotto
  • Il 29% reso gratuito
  • Il 28% facilità di reso e di scambio

I consumatori acquistano online perché  è più conveniente. Pertanto si aspettano che i venditori siano flessibili e disponibili. I venditori che sono in grado di fornire un’ampia varietà di beni e prodotti e di incentivare gli acquisti attraverso spedizioni ed offerte, saranno in grado di ottenere un successo maggiore grazie alla fidelizzazione dei clienti ed al loro passaparola.

Come avete potuto comprendere, l’atto dell’acquisto online è un momento assai complesso in cui venditore e compratore sono impegnati l’uno a rendere il sito usabile, ottimizzato, facilmente fruibile, e a rendere inoltre la merce appetibile, conveniente e spedirla nel più breve tempo possibile (tralasciando poi tutta la fatica per creare buzz o passaparola); l’altro invece colpito da tutti questi stimoli si pone un limite di tempo massimo entro il quale deve: piacergli un oggetto, trovarlo facilmente, carpirne l’opportunità e acquistarlo senza ulteriori esitazioni!

E voi cari amici? Come vi comportate nei vostri acquisti online? Commentate pure raccontandoci le vostre shopping experience!

Pubblicato il 15 Febbraio 2013 da Daniela Caracciolo

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SEO e Infografiche: La mia opinione sull’infografica

Questo post è nato dopo la chiusura di un blog di un amico SEO che aveva deciso di pormi qualche domanda sulle infografiche. Di seguito troverai una serie di domande e risposte su questo strumento di comunicazione tanto in voga sul web.

Cosa ti ha spinto ad aprire infografiche.com?

Il momento in cui ho acquistato il dominio, stavo seguendo una lezione del master in marketing e comunicazione 2.0 che ho conseguito due anni fa., Durante quella lezione, Mirko D’Isidoro stava mostrando l’anatomia di un tema per WordPress grazie all’ausilio di un’infografica! Ho avuto la famosa “illuminazione”, mi sembrava una nicchia di mercato molto interessante, perciò sono andato sul primo sito di hosting ed ho effettuato il pagamento. Il lavoro più duro è stato quello successivo, quando ho dovuto realizzare la strategia di lancio del mio nuovo prodotto 2.0.

Come spieghi ai tuoi clienti che cosa è una infografica?

“L’infografica è la rappresentazione visuale delle informazioni grazie all’ausilio di elementi grafici” la definizione di per se è abbastanza eloquente, ma, qualora non sia ben compresa dal mio interlocutore, faccio riferimento ad esempi concreti della vita quotidiana come foglietti illustrativi per il montaggio di prodotti o addirittura alle cartine geografiche.

Una infografica secondo te può reggere da sola o deve essere sempre accompagnata da un contenuto scritto?

Questa domanda è abbastanza controversa dipende sempre dai vari casi e dagli obiettivi concreti che si intendono perseguire. In linea puramente teorica credo che l’infografica così come è concepita sul web, debba essere “sorretta” da una spiegazione testuale per tre diversi motivi:
  • Posizionamento sui motori di ricerca: Posizionare un articolo contenente solamente un’infografica è molto più difficile rispetto ad un post con una spiegazione dettagliata dell’immagine pubblicata (per non parlare delle ricerche da “long tail”).
  • Limiti di spazio e di tempo: Capita spesso di dover ridurre la dimensione dell’infografica originale affinché quest’ultima possa essere “embeddata” correttamente all’interno dei 600 pixel di larghezza dei blog. Quando ciò accade, l’utente non la legge sul blog e probabilmente non la guarda nemmeno nelle sue dimensioni originali per motivi di tempo.
  • Tanti le guardano ma non le leggono: Ad altri utenti addirittura piace solo vedere il “design” dell’infografica, cercando di intuirne il significato nell’attesa di leggere la spiegazione nell’articolo di riferimento.

Come si realizza un’infografica perfetta?

Anche in questo caso è difficile fornire una risposta universalmente valida ed accettata. Di sicuro, per tendere alla perfezione, secondo me, bisogna evitare i dati inutili (Chart Junk) e cercare di non strafare. “Less is more”.

 

Che valore può dare un’infografica ad un sito di una azienda?

“Un’immagine vale più di mille parole” ed è per questo che il vantaggio principalmente riscontrabile è quello della sintesi. Sappiamo bene che l’utente è pigro, pertanto, se riuscisse ad avere un’idea chiara ed immediata dei servizi o dei prodotti offerti, l’azienda avrebbe una maggiore possibilità di convertire il visitatore in cliente.
Non dimentichiamo inoltre che le infografiche, se adeguatamente utilizzate, possono essere un valido strumento di link baiting e link building.

Quali strumenti suggerisci per creare un’infografica?

Creare un’infografica è un procedimento complesso e bisogna avere grandi abilità di design e di grafica (oltre alla fondamentale capacità di rielaborare i dati). Per questo consiglio di affidarsi a dei professionisti per realizzare infografiche per la propria azienda.
Qualora il nostro obiettivo fosse “semplicemente” quello di provare a realizzarne una o comunque smanettarci un po‘ per comprendere meglio questo fenomeno, consiglio di utilizzare infogr.am oppure uno dei servizi presenti nella lista di risorse per realizzare un’infografica di infografiche.com.

Qual è per te l’infografica “perfetta” in questo momento?

Da amante di Google quale sono, ecco un’infografica che ritengo fantastica, credo che racchiuda l’essenza dell’infografica stessa: “How Search Works”.

L’ultima domanda. La più bastarda. Perché creare un’infografica?

Se a quanto detto fin’ora aggiungiamo che Bit Rebels ha analizzato i suoi ultimi 500 articoli ed ha scoperto che i post con infografichehanno ottenuto un successo senza precedenti rispetto ai post tradizionali (cioè quelli con delle semplici immagini):
I post con un’infografica hanno portato a casa 1091 azioni sociali (condivisioni su Facebook, Google Plus, LinkedIn, Twitter, StumbleUpon, Pinterest) mentre gli altri hanno scaturito solo 243 azioni.
I vantaggi sono evidenti, quindi, vorrei fare io una domanda a te, perché non creare infografiche?
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SEO Wordpress

Anatomia di un tema di WordPress in infografica

Dopo l’articolo di presentazione in cui spiego il perché ho creato questo blog, da creatore di infografiche.com, non potevo non avvalermi dell’utilizzo di un’infografica per scrivere il primo articolo della categoria “tips”.

Quante volte è stato scaricato WordPress?

È recente la notizia dell’aggiornamento di wordpress alla versione 3.5 e, nel momento in cui scrivo questo articolo, quest’ultimo è stato scaricato circa 3,147,625 volte (numero in costante e rapidissimo aggiornamento). Per vedere il dato aggiornato, basta guardare il WordPress download counter.

Una tale diffusione lascia presagire che si sta parlando di un CMS di elevata qualità e molto utile dal punto di vista SEO, ma analizziamo insieme quali sono le parti in cui è suddiviso un tema di wordpress e quali sono le sue funzioni.

Anatomia di un tema di WordPress in Infografica:

Come ho più volte scritto sul mio blog dedicato all’infografica, usando una citazione: un’immagine vale più di mille parole,  ed è per questo che, senza scendere nei dettagli tecnici, guardando questa immagine, riuscirete a farvi un’idea della struttura “tecnica” di un tema in WordPress:

Anatomia di un tema di WordPress in infografica

I Temi di WordPress sono strutturati in una cartella che contiene tutti i files, ognuno di essi controlla una parte specifica del tema.

Esistono due macro tipologie di files, quelli che rimangono statici indifferentemente dalla pagina in cui ci troviamo (solitamente header, sidebar e footer) ed altre variabili.

I files che si trovano in quasi tutti i temi sono i seguenti:

  • header.php:
    visualizza la parte superiore del sito web o blog e contiene, spesso, il menù di navigazione. È importante cominciare a prendere “confidenza” con questo file perché potrebbe essere necessario modificarlo di frequente per inserire tag e metatag come: codici di monitoraggio (Google analytics), custom fields, tag OpenGraph (di Facebook), ecc.;
  • The Loop:
    è una sezione importantissima in cui vengono visualizzati i contenuti e si basa su un meccanismo utilizzato da wordpress per estrarre e visualizzare dinamicamente i contenuti;
  • sidebar.php:
    in genere è gestibile attraverso i widget, ed è consigliabile (secondo la mia esperienza) inserire una sidebar, sulla destra del blog (e non sulla sinistra) per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca;
  • footer.php:
    contiene il codice per la parte finale del sito e ed i tag di chiusura di <body> e <html>. Si è soliti modificare questo file per inserire dati come: copyright, partita IVA, numero di telefono e riferimenti vari.

Gli altri files da tenere in considerazione, e che approfondiremo meglio nei prossimi articoli, sono:

  • index.php: serve a modificare la home;
  • single.php: da editare per modificare i post;
  • page.php: da editare per modificare le pagine;
  • archive.php: ove presente, contiene gli archivi suddivisi per categoria, tag, mese di pubblicazione o autore.
  • category.php: necessario per gestire gli archivi per le categorie;
  • tag.php: necessario per gestire gli archivi per i tag;
  • comments.php: solitamente è un files poco utilizzato grazie (o a causa) dei plugin di gestione dei commenti come livefyre o disqus (o jetpack);
  • functions.php: è uno dei files più “complicati” da modificare e si usa per aggiungere, modificare o rimuovere alcune funzionalità del tema. Se modificato senza avere delle buone conoscenze, può provocare problemi di visualizzazione al blog.
  • style.css: è il foglio di stile del tema e si modifica per personalizzare le modalità di visualizzazione dei vari elementi del tema: font, colori, dimensioni, margin, padding, ecc.

Cosa ne pensi dell’infografica e dell’articolo? Lascia un commento e condividi sui social networks!

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Perché il contenuto è ancora il RE del web?

Matt Cutts ha più volte ribadito che i contenuti di qualità sono la chiave per un buon posizionamento su Google; Duane Forrester di Bing ha ricordato ai marketers che “tutti i fattori di posizionamento SEO, ruotano intorno a contenuti di qualche tipo”.

I contenuti di alta qualità, ottimizzati per i motori di ricerca consentono alle aziende di apportare delle modifiche ai loro siti con parole chiave e informazioni utili ai visitatori (ed entrambi gli elementi sono importanti per una efficace presenza nel campo delle ricerche sul web).

L’infografica di Brafton, ci aiuterà a comprendere come il contenuto sia la chiave per la ricerca della visibilità sui motori di ricerca.

Contenuti importanti SEO

Ma qual è un contenuto considerato ”rilevante”?

Un contenuto “rilevante” è un modo collaudato per raggiungere la prima pagina nella SERP, l’ingrediente segreto per dominare la prima posizione nei motori di ricerca. I contenuti rilevanti hanno un significato diverso a seconda delle persone a cui ci riferiamo:

  • per un SEO expert, i contenuti rilevanti potrebbero essere quei contenuti ottimizzati per una determinata parola chiave per aumentare la visibilità ed il rank in SERP.
  • per i web marketer, questi contenuti costituiscono un surplus che aggiunge valore al prodotto o servizio che offriamo, e di conseguenza un aumento delle vendite e dei profitti.
  • per gli utenti di internet invece, i contenuti rilevanti sono quelli che soddisfano il loro bisogno immediato, quindi pertinenti con quanto ricercato.

E fino a quando i vari “Search Engine” cercano di restituire dei contenuti che migliorino l’esperienza di ricerca agli utenti, è pacifico affermare che il punto numero 3, continui ad essere sempre il più importante.

Condividere o non condividere?

Quando un utente finale arriva nel sito, queste sono le tipologie di post che solitamente incontra:

  • informazioni;
  • intrattenimento;
  • polemica;
  • casi studio;

Immaginiamoci di essere nei panni dell’utente. Se stiamo cercando dei siti che parlano di computer aziendali, ad esempio, vorremmo imbatterci solo ed esclusivamente in quei siti che ci offrono le informazioni necessarie sui computer aziendali.

Inoltre, probabilmente, potrebbe farci comodo conoscere anche le diverse marche di questi computer, il prezzo, ecc.

In altre parole, desideriamo che il contenuto ci aiuti ad essere informati e consapevoli delle decisioni che prenderemo, niente di più.

Se troviamo dei contenuti utili e interessanti, cosa facciamo normalmente? Lo condividiamo con gli amici, i followers, e le persone che crediamo possano essere interessate al post!

Tornando all’infografica di Brafton leggiamo alcuni dati:

  • 270 mln di contenuti vengono condivisi online quotidianamente;
  • 1 post su 5 sui social media include dei collegamenti ad un contenuto;
  • Il 60% dei post condivisi parla di un brand o di un prodotto.

La domanda sorge spontanea: in che modo i social media hanno a che fare con la SEO?

  • Bing utilizza i “like” di Facebook come un fattore di ranking;
  • Google potrebbe considerare i segnali “social” come fattori di posizionamento (+1, Like, Tweet, ecc.);
  • Le condivisioni di Twitter aiutano Google ad indicizzare i contenuti più velocemente;

I blog e i siti web i cui contenuti sono aggiornati spesso e condivisi frequentemente su Twitter, Facebook ecc, sono probabilmente i siti che si trovano al vertice dei motori di ricerca!

Ricordate che il branding è fatto di storie, e le storie si fondano sui contenuti!

Conclusioni

Se vogliamo che il nostro sito sia rilevante, visibile e vitale, è necessario che le strategie SEO includano la creazione di quei contenuti che i visitatori sono desiderosi di condividere attraverso i social media.

Lo stesso Matt Cutts ha affermato lo scorso agosto che Google si sta allontanando dall’essere un semplice motore di ricerca, per focalizzarsi sul diventare un “motore di conoscenza”.

Dettagli e tecnicismi a parte, forse questa dichiarazione potrebbe cambiare il modo di fare ricerca sul web per sempre. Concludo dicendo che tutto “si riduce” ai contenuti: sono pertinenti e abbastanza interessanti per essere condivisi dagli utenti? Se la risposta è no è arrivata l’ora di cambiare strategia!

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Come essere (più) produttivi

Secondo un antico aforisma il lavoro nobilita l’uomo e lo rende libero, ma spesso accade che in realtà lo rende schiavo, e i miliardi di impegni dai quali è oberato, finiscono per danneggiare la sua sanità fisica e mentale. Goerge Griffin professore interno della Saint Louis University ha affermato che “esagerare può essere azzardato, chi lavora troppo perde i piaceri della vita e si lascia sfuggire la vita stessa”.

È per questo che oggi abbiamo utilizzato questa simpatica infografica per sondare le cattive abitudini e spiegarle punto per punto. Ecco cosa non si dovrebbe fare per non intaccare la propria produttività:

  1. Controllare la posta elettronica

    Il primo campanellino d’allarme che compromette inevitabilmente l’attenzione, è la cattiva abitudine di controllare la posta elettronica ogni due minuti. Le email che riceviamo, come lo dimostra l’infografica, ci stanno probabilmente chiedendo di fare delle cose che non sono poi così importanti o imminenti da portare a termine, come quelle che invece sono sulla nostra lista personale delle “cose da fare”.

    Controllare la posta elettronica

  2. Tieni ordinata la tua scrivania!

    Mantenere la tua scrivania ordinata fino in fondo è uno dei modi migliori per renderti produttivo. Al contrario, posare le carte (e gli altri oggetti) nei posti in cui non dovrebbero stare, porterà come risultato il massimo stress e la minima produttività. L’ansia dovuta al fatto di sapere quanto tempo ci vorrà per riordinare tutto, ti condurrà concretamente ad una diminuzione della tua produttività.

    Tieni ordinata la tua scrivania!

  3. Il terzo errore risiede nell’essere troppo scomodi o “unergonomical”.Meno ergonomica è la nostra mentalità, più stanco sarà il nostro corpo. Una sedia economica funzionerà perfettamente se vuoi impostare la tua produttività al minimo.essere troppo scomodi o “unergonomical”.
  4. Assicurarsi di poter fare tutto contemporaneamente.Degli studi dimostrano che essere “multitasking” riduce il tuo Q.I. di 10 punti. Non esiste modo migliore per assicurarsi che il nostro lavoro sia svolto correttamente o nei tempi che ci eravamo prefissati poiché abbiamo sprecato troppo tempo a fare 2,3,4 (ma anche “solamente” 5) cose in una volta.fare tutto contemporaneamente.
  5. Essere bombardati di notifiche.

    Uno degli errori più frequenti , infatti, è quello di impostare le notifiche per le tue attività online come Skype, Messenger, Email, e i Social Media come Twitter, Facebook ecc.., le news e tutto ciò che può interferire con il lavoro che cerchi di portare a termine. Assicurati che ogni device che possiedi sia connesso. Invia queste notifiche al tuo desktop, laptop, telefono personale o dell’ufficio, e tablet per assicurarti di evitare distrazioni.

    Essere bombardati di notifiche

  6. Consentire agli altri di disturbarti.La politica di tenere “la porta aperta” è obbligatoria se vuoi rimanere improduttivo. Dopo esserti imbattuto in una conversazione senza alcuna importanza c’è una grande possibilità di non voler ritornare a fare le cose che stavi facendo. Dai agli altri il permesso di coinvolgerti in richieste banali per tutto il giorno e sarai produttivamente imperfetto!Consentire agli altri di disturbarti
  7. Creare un’impossibile e interminabile lista delle cose da fare.Ogni giorno creiamo una lunga lista delle cose da fare con un elenco su più fogli di carta sparsi intorno al nostro spazio di lavoro. È consigliabile creare una lista completa delle cose che oggettivamente sei impossibilitato a terminare in giornata, dunque ricreare la lista delle cose da fare ex novo, sperando che i compiti inutili non si ripresentino! È essenziale poi, spuntare ciò che abbiamo fatto dalla lista, il non farlo ci stressa e ci fa ripensare continuamente alle cose che dobbiamo fare, anziché focalizzarci sul nostro progetto attuale.ridurre lista delle cose da fare

L’infografica di Marketo appare dunque molto esplicativa, chi di voi leggendo questo articolo ammette di essersi ritrovato nelle stesse situazioni descritte almeno una volta? Chi si è ripromesso di prendere sul serio i consigli sulla produttività e di metterli in atto da lunedì?

Lavorare occupa un terzo della nostra giornata, avere rispetto di noi stessi e degli altri potrebbe incidere positivamente e seriamente non solo sulla produttività ma anche sulla nostra vita, magari non diventeremo i dipendenti della settimana ma sicuramente daremo una svolta alle cattive abitudini! Cosa ne pensi? Lascia un commento!

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Link Building con le Infografiche: si o no?

Ho iniziato a sentire parlare di Pasquale proprio per il suo progetto di Infografiche e successivamente ho avuto il piacere di conoscerlo in quanto vincitore del primo contest SEO “bellimbusto”.

Oggi mi trovo a scrivere questo guest post sul suo spazio (grazie per l’opportunità!) per parlare di Link Building con le infografiche.

In verità sull’argomento si sono sperticati già molti SEO (e molto più bravi) prima di me, all’affannosa ricerca di altre metodologie di link baiting neanche fossimo dannati alchimisti dediti alla creazione della pietra filosofale che tutto rende backlink.

Infografiche e alchimia SEO

La formula, affatto segreta se seguite il progetto di Pasquale, è semplice:

  • Creo una infografica utile e potenzialmente viralizzabile;
  • includo un link al sito che voglio sia linkato;
  • lascio volare via questa scimmia con le ali sperando catturi la nostra Dorothy.

Il principio originario è quello che sta alla base di una Link Building naturale: se creo qualcosa di qualità verrà spontaneamente condiviso e l’infografica in questo senso rappresenterebbe davvero una pietra filosofale.

Perché sono d’impatto, belle da vedere, piene di informazioni ed è anche “giusto” inserire un link all’interno dell’immagine, d’altronde è come se ne rivendicassi la paternità o volessi rimandare a un articolo di approfondimento sul mio blog.

Tutto molto bello (cit.) buono e caro e perfino 2.0 pensa te!

Una evoluzione del concetto del bannerino “partecipante al contest” che, in SEO Training, abbiamo creato non solo per certificare i siti partecipanti ma anche per fare link baiting e una prova: davvero sono utili tutti i link così racimolati?

Considera inoltre un altro punto, al quale arrivo subito: quanto più c’è luce tanto più l’ombra si allunga (gandalfiano direi).

Magico elisir di Link Juice

Fra i miei ciarlatani preferiti non annovero quasi mai gli infoprodottari dell’ultima ora ma quello che considerò il loro papà spirituale e pure più simpatico: Adolfo Pirelli, il barbiere rivale del musical di Sweeney Todd, soprattutto nell’interpretazione del micidiale Sacha Baron Cohen.

Il Pirelli “the king of the barbers, the barber of kings” propone un elisir (“piss with ink”) in grado di fare ricrescere i capelli.

Allo stesso modo, chi ha esagerato a fare Link Building con le infografiche non solo ha sputtanato anche questo strumento potenzialmente utile ma si è pure fatto un mezzo-autogol prendendo link  a destra e a manca senza alcun criterio.

Lasciamo stare poi chi arriva a sostituire un link da una infografica interessante, inserendo il proprio.

Il diabolico anti-spammer di Mountain View

L’eccessivo e sbagliato utilizzo delle infografiche per fare Link Building ha spinto l’irreprensibile Matt Cutts a voler tagliare la gola ai link provenienti da questo strumento.

In sostanza, non sarebbe stato affatto sorpreso se il valore di un link da una infografica perdesse di qualità.

Ora è pur vero che noi SEO spesso ci si fa prendere la mano e si inizia a radere fino all’osso, finché una fonte di link baiting non è bella che spolpata: ricordi Pinterest?

In un primo periodo, quando passava ancora link dofollow, ho visto SEO sfornare infografiche che nemmeno le meat pie della signora Lovett.

Si, ho provato pure io il dolce gusto della condivisione “interessata” (per test! per test!) purtuttavia non mi sono spinto granché oltre: non era giusto usare infografiche altrui a propri scopi, inoltre ho la capacità grafica di un bimbo di 3 anni cosa che non avrebbe aiutato la viralizzazione di contenuti di qualità.

Link Building con le Infografiche? Si.

La chiave di volta sta proprio in queste ultime parole. Contenuti di qualità.

Lo afferma anche Matt “Sweneey” Cutts (che ha il taglio nel nome..): è presto per scrivere l’epitaffio dei link.

Quindi, IMHO, è presto anche per mettere una pietra sopra le infografiche. Certo è che bisogna darsi una regolata, nel senso, se io creo una infografica di qualità, bella, 2.0 e tutte queste buone cose perché dovrei avere link di minor peso?

Anzi, proprio perché è un buon contenuto, quindi condivisibile da molti “rischio” già di prendere link di scarso valore in mezzo al mucchio.

Fare Link Building con le infografiche è un po’ come maneggiare un rasoio: lo si può usare di fino per una link baiting perfetta oppure come una mannaia e spesso ci si lascia prendere la mano.

Alla fine però, chi di troppi backlink ferisce di backlink scadenti perisce…

Il segreto è nella mano di chi tiene il rasoio.

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Come realizzare la landing page perfetta [INFOGRAFICA]

Quante volte ti è capitato di andare a finire su un “sito” costituito da una sola pagina (magari molto lunga) dopo aver cliccato un annuncio o dopo aver effettuato una ricerca su Google? Beh, forse ultimamente ciò avviene più di rado, ma, soprattutto agli albori dellottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), accadeva di frequente.

Di seguito vedremo cos’è una landing page, quali sono le differenze con una squeeze page ed infine, quali sono le regole da seguire affinché si possa realizzare un’ottima “pagina di atterraggio”.

Che cos’è una landing page?

Questa domanda è molto interessante infatti c’è molta confusione sull’argomento (tra l’altro è stata una delle domande che mi è stata posta durante l’esame del master che ho da poco conseguito).

Una landing page non è altro che una “pagina di atterraggio” che una volta raggiunta (attraverso i risultati organici o sponsorizzati), deve avere l’obiettivo di indurre l’utente ad eseguire un’azione specifica (quale ad esempio, la richiesta di un preventivo, di ulteriori informazioni o l’acquisto di un infoprodotto); con il fine ultimo della conversione.

Quanti più utenti unici effettuano l’azione desiderata, tanto più alto sarà il tasso di conversione (il CR – Conversion Rate), che indica l’efficienza della nostra pagina.

Che differenza c’è con una squeeze page?

Una squeeze page è molto simile ad una landing, la differenza principale però risiede nella dimensione della pagina. La squeeze page deve essere molto più semplice e diretta, l’obiettivo ultimo, solitamente, è la raccolta di indirizzi email per la creazione di una lista alla quale indirizzare gli sforzi di Direct Email Marketing (DEM).

Ma come creare la landing page perfetta?

Ecco 10 spunti e consigli interessanti per realizzare la tua landing page scegliendo anche i colori giusti. Guarda l’infografica (in inglese) e non perderti la spiegazione (in italiano) in fondo al post.

Infografica Landing Page Perfetta

Dall’infografica dobbiamo imparare che:

  • Bisogna usare dei titoli puliti e minimali, per non distrarre l’utente ed indirizzarlo lungo la pagina verso l’obiettivo che vogliamo perseguire;
  • Bisogna evitare titoli vaghi, confusi o generici perché hanno un’alta frequenza di rimbalzo. I titoli devono essere chiari, concisi e specifici, altrimenti si rischia di tradire le aspettative degli utenti, che potrebbero finire erroneamente in una pagina che non corrisponde al loro criterio di ricerca;
  • Devi essere impeccabile dal punto di vista grammaticale, usa periodi brevi e di grande impatto, se hai qualche dubbio, dai un’occhiata alle infografiche sulla lingua italiana;
  • Dovresti sempre cercare di “tranquillizzare” i tuoi visitatori, usa testimonials, certificati SSL e Very Sign;
  • È necessario usare SEMPRE una forte chiamata all’azione. Per esempio: “Scarica ora!”, “Registrati subito”, “Diventa Fan” ecc.;
  • I pulsanti vanno inseriti con i colori giusti e sempre vicino alle “calls to action”. I pulsanti gialli, arancioni e rossi attraggono l’attenzione del lettore, usali!;
  • I link vanno usati con parsimonia. Gli ipertesti facilitano la navigazione verso altre pagine, pertanto il loro utilizzo si trova in netto contrasto con il fine ultimo di una landing page, ovvero la conversione;
  • Usare video ed immagini strettamente correlate al testo della tua “pagina d’atterraggio” aumenta il “Conversion Rate”;
  • Le “call to action”, e più in generale,  le informazioni importanti, vanno inserite “above the fold” (la parte immediatamente visibile di un sito, prima dello scroll);
  • Una volta realizzata, non fermarti! Continua a testare sempre la tua pagina e cerca di ottenere sempre un maggior tasso di conversione.

Per quanto concerne i colori:

  • Il giallo è un colore che esprime ottimismo ed è spesso usato per catturare l’attenzione dell’utente;
  • L’arancione esprime aggressività è, come il giallo, utilizzato per attirare l’occhio del visitatore;
  • Il rosso è sinonimo di energia, aumenta il battito cardiaco e sta ad indicare un pericolo, un errore o qualcosa da fare urgentemente. Non bisogna utilizzarlo quando si richiede un pagamento. È  spesso associato a cibi e bevande, basti pensare al logo del McDonald’s o a quello della Coca-Cola.
  • Il rosa simboleggia romanticismo e femminilità. È usato spesso per pubblicizzare prodotti per donne e ragazze;
  • Il blu dà la sensazione di fiducia e sicurezza. È solitamente utilizzato da banche ed aziende che offrono prodotti finanziari;
  • Il viola manifesta calma e pacatezza. In genere è impiegato per la promozione di prodotti cosmetici “Anti-age”;
  • Il verde è il colore che i nostri occhi riescono a processare più facilmente, indica pertanto salute e fiducia. Da utilizzare in particolare per infondere calma e tranquillità ai nostri utenti. Lo adoperano la maggior parte dei siti di “entertainment”.
  • il nero indica potenza ed eleganza. Rispecchia un ambiente sofisticato e lussuoso, lo troviamo abitualmente nei siti web di gioiellerie, hotel costosissimi e nel settore dell’alta moda.

Conclusioni

Prima di realizzare la tua landing page (o squeeze page) è importante che tu sappia quanto è importante saper conoscere i bisogni del target di utenti a cui ti rivolgi ed essere in grado di fargli sorgere il desiderio del tuo prodotto e/o servizio come l’unico capace di soddisfarli in pieno.