Smartworking: La tecnologia può sostituire la condivisione dello stesso luogo di lavoro?

14 Feb

Smartworking: La tecnologia può sostituire la condivisione dello stesso luogo di lavoro?

I ricercatori dell’Università del Michigan hanno recentemente pubblicato un documento riguardante i vantaggi che derivano dalle collaborazioni di lavoro in stretta vicinanza con i propri colleghi.

Il documento, dal titolo “Un racconto di due edifici: un significato socio-spaziale in materia di innovazione” comprende una discussione molto interessante su interazioni estemporanee e faccia a faccia, concludendo che queste ultime sembrano essere vantaggiose per l’innovazione.

Vengono descritte come “interazioni elettroniche”, perciò sorge spontaneo domandarsi se le persone che investono tantissimo nelle proprie reti sociali, siano, o possano essere in grado di mimare interazioni estemporanee e faccia a faccia senza la necessità della vicinanza fisica.

Grandi collaborazioni sociali

Si pensi ad alcune grandi idee nelle quali l’avvio e/o la collaborazione successiva è avvenuta attraverso i canali tecnologici, come ad esempio:

  • Buffer App, che pianifica azioni sociali con facilità d’uso senza precedenti, nato dalla collaborazione tra Joel Gascoigne e Leo Widrich.
  • Triberr, che consente ai publisher web di condividere i contenuti sui social network di altri editori web per aumentare la loro portata, nato dalla collaborazione tra Dino Dogan e Dan Cristo.
  • Board My Biz, che consente alle aziende di trovare i membri appropriati per le loro “Advisory Boards” attraverso un’integrazione innovativa con LinkedIn, nato dalla collaborazione tra Bill e Kathy Bubenicek Murray.

Sembra che alcune delle innovazioni e la loro successiva gestione, avvengano necessariamente attraverso strumenti, tecnologia e social media, presumibilmente creando conversazioni online e faccia a faccia senza i benefici derivanti dalla vicinanza. Le tre società che ho citato sono un campione infinitesimale di quello che può essere definito: “innovation without colocation”

Le reti sociali possono sostituire la condivisione del luogo di lavoro?

Con strumenti come Twitter, Yammer, Skype, Hangouts, e le altre applicazioni che facilitano l’interazione sociale in real time, mi chiedo se le aziende con una cultura immersa nella tecnologia e nel web (le cosiddette “imprese sociali”, come descritto da Brian Solis nel libro “End of Business as Usual”) possano ottenere i benefici di collaborazione descritti in questo studio, senza la vicinanza fisica dei collaboratori.

Cosa ne pensi? Gli strumenti sociali e tecnologici possono imitare la prossimità, o lavorare nello stesso spazio offre migliori opportunità per l’innovazione? Se la tecnologia è in grado di simulare la vicinanza – quali sono le applicazioni migliori per facilitare l’improvvisazione e la conversazione faccia a faccia? Qual è la tua opionione sullo smartworking

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Nato a Reggio Calabria, 30 anni, Head of SEO presso Pro Web Consulting, Agenzia SEO con sede a Chiasso (Svizzera). Mi occupo esclusivamente di SEO da 6 anni e di web marketing da più di 10 anni.

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